No, non dovrebbe essere una frase di routine.
No, non la si dovrebbe dire nei giorni festivi.
Matematico e Impertinente ha lasciato il suo ciuccio al Coniglietto Pasqualino, astuto barattatore di uova di cioccolato, la vigilia di Pasqua.
Matematico e Impertinente: fosse il Conijetto Pasqualino è piccolo, pe questo vuole il ciuccio.
gk: già
Matematico e Impertinente: ma come viene il Conijetto Pasqualino? Con la macchina?
gk: mah... boh... verrà come Babbo Natale, scenderà dai tetti. Ma mica con le renne, lui fa dei salti molto alti...
Matematico e Impertinente: no, lui viene in macchina.
gk: ok.
...
Buona notte, amore.
...
mezz'ora dopo
Matematico e Impertinente: forse il Conijetto Pasqualino non guida, pecché è piccolo, sta sul seggiolino. Guidano la sua mamma e il suo papà.
gk: forse sì, buona notte.
Gk si era illusa che tutte le notti sarebbero state come la prima, si era illusa che Matematico e Impertinente si sarebbe comportato da adulto. E invece già il giorno dopo, per il pisolino pomeridiano, ha fatto una scenata manco il Conijetto Pasqualino gli avesse portato via una gamba.
La prima tentazione di gk è stata quella di rispondere "Ogni volta che ti senti triste, mangiati un pezzo di cioccolata", poi ha riflettuto sulle implicazioni educative di una simile frase e sulla difficoltà di crescere un figlio bulimico, e ha virato su un "Ogni volta che ti senti triste e che ti manca il ciuccio, vieni ad abbracciare la mamma."
Un giorno la mia futura nuora mi ringrazierà.
trečiadienis, balandžio 27, 2011
Già sveglio? Beh, non importa: sono già le 7.30
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gk
ties
11:09 popiet
žymės: ciuccio, coniglietto pasqualino, maternità, maternità isterica
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